Didattica, resilienza e ricerca di senso

Pandemia, didattica, tecnologie, studenti, distanza, disuguaglianze. Intorno a queste parole, durante l’emergenza sanitaria, si è intrecciato un discorso a più voci – sul senso e sui limiti dell’educazione – che però stenta a ricomporsi in un’unica narrazione.

Didattica, resilienza e ricerca di senso

In quali condizioni si trovava il nostro sistema educativo prima della pandemia?
La nostra spesa per l’istruzione da tempo ci colloca in fondo alla classifica dei paesi più sviluppati. L’azione cumulativa dovuta al protrarsi di questa situazione ha prodotto sul nostro sistema educativo effetti distruttivi.
Ne cito solo alcuni: a) un’edilizia scolastica vecchia e insicura; b) una formazione in servizio del personale debole e priva di indirizzo; c) l’assenza di una politica di reclutamento coraggiosa e di lungo respiro; d) retribuzioni del personale tra le più basse in Europa.

Si dice che la scuola non avrebbe bisogno irrinunciabile di tecnologia. Non è vero, sia in generale sia, a maggior ragione, in questa situazione di emergenza. La scuola di massa, come la conosciamo oggi, non esisterebbe senza la più antica e la più efficace tra le tecnologie didattiche: il libro.
Nel caso specifico dell’emergenza sanitaria, il ricorso massivo alle tecnologie è stato inevitabile, un bisogno irrinunciabile. In condizioni normali la scuola non potrebbe esistere senza una costante e profonda interazione con il contesto di cui è parte; oggi il mondo che la circonda e la pervade è attraversato da una rivoluzione digitale che non può e non deve essere ignorata, con o senza pandemia.

Tuttavia, le tecnologie digitali, come ci ha insegnato Seymour Papert quasi mezzo secolo fa, possono contribuire a costruire ambienti di apprendimento ricchi e stimolanti solo a condizione che siano ispirate da una chiara intenzionalità pedagogica. Ma per assicurare questa intenzionalità occorre una competenza che è prima di tutto didattica e, solo in funzione di questa, anche tecnologica.

È certo che le difficoltà di accesso alle tecnologie hanno prodotto emarginazioni ed esclusioni tanto significative quanto intollerabili.
Ma bisogna anche chiedersi quali sarebbero state le dimensioni di queste esclusioni se non si fosse fatto ricorso alle tecnologie.

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