Scuole chiuse, ai prof va riconosciuto il ruolo di ‘ammortizzatori’ sociali
Il Ministero della Pubblica istruzione invia ai Presidi la richiesta di una verifica del lavoro fin qui svolto nei loro istituti. Un questionario per capire cosa è stato fatto, certo, ma soprattutto per rilevarne le modalità.
I professori hanno proseguito, come hanno potuto, a fare quel che devono.
Hanno accompagnato i ragazzi in queste prime settimane di permanenza a casa. Li hanno confortati nelle loro fragilità, che l’emergenza sta evidenziando. Perché il disastro nel quale siamo piombati, quasi senza rendercene conto, non può non comportare dei disagi. Anche psicologici. Che i ragazzi più di altri mostrano.

La didattica a distanza finora ha avuto un merito indiscusso. Quello di alterare abitudini consolidate. Di mutare rapporti tra attori diversi. La mancanza delle consuete lezioni della mattina, a scuola, ha provocato una certa confusione. Anche tra gli alunni. Che al contrario di quel che erano soliti fare nella normalità, hanno iniziato a stare a scuola anche di pomeriggio ed anche di sera.
Ora più che mai gli eroi sono i medici che provano a salvare vite umane, E’ indubitabile. Dedicargli striscioni ed applausi è solo un modesto tributo. Ma riconosciamo a molti insegnanti un ruolo importante. Quello di “ammortizzatori” di ansie e paure. Dei nostri ragazzi.
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