La lezione di Berardi: l’importanza di educare alla libertà

Marcello Bernardi ha sempre ripudiato un’educazione autoritaria. E lo ha fatto alla radice, contestando l’idea che educare significhi trasformare un bambino, forgiarlo affinché corrisponda a un ideale concepito da sé o imposto dalla società. Al contrario, l’educazione libertaria proposta dal grande pediatra è improntata sul pieno rispetto del bambino, della sua personalità, dei suoi diritti.

Scopo dell’educazione, secondo Bernardi, non è dunque quello di rendere una persona “socievole, colta, capace, amichevole, generosa, creativa, intraprendente, o altro. È soltanto quello di non impedirle di essere quello che vuole.

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“Il sistema scolastico fa di tutto per tracciare una chiara linea di demarcazione fra l’area dei remissivi e quella dei sediziosi. I bambini vengono divisi in categorie: i migliori, quelli così così e recuperabili, e i peggiori.
I migliori sono quelli bene ammaestrati, gli indottrinati, i manipolabili, quindi i fidati. Se vuole ottenere l’approvazione e il plauso degli adulti, il bambino è costretto a darsi da fare, in qualsiasi maniera, per entrare nella categoria degli eletti.
È così che nasce quel flagello scolastico che è la competizione. I compagni di scuola non sono più dei compagni, ma della gente da battere nella corsa verso il successo. Un gioco stupido e disumanizzante che durerà per tutta la vita”.

Bernardi nota che il permissivismo non è che l’altra faccia della medaglia dell’autoritarismo. Tanto l’educatore autoritario quanto il permissivo pensano di avere il diritto di dirigere la vita dell’educando.

Bernardi spiega che il genitore permissivo è quello che concede permessi, abbandonando il bambino a se stesso e rinunciando a qualsiasi responsabilità educativa. Si tratta pur sempre di un rapporto di dominio, seppure invertito.
È il bambino che sottomette l’adulto, e questa condizione con tutta probabilità è ancora più pericolosa per la sua crescita. Il bambino, un tempo trascurato, è oggi curato fin troppo, quasi costretto a essere sempre felice.

“I genitori di una volta si preoccupavano troppo poco di essere dei buoni genitori. Quelli di oggi se ne preoccupano fin troppo, e per questo diventano ansiosi, insicuri, cercano l’aiuto dell’esperto senza tuttavia che ciò li sollevi almeno un po’ dalla loro responsabilità schiacciante. Il risultato è che i bambini diventano non meno nevrotici dei genitori, avendo paura di tutto e di tutti, a meno che non si ribellino”.

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 venerdì 30 Agosto - 2019
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